CONSUMO CRITICO: UN’ARMA A DISPOSIZIONE DEI CITTADINI

In questo numero de “il gabbiano” viene approfondito il tema dei GAS – Gruppi di Acquisto Solidale -, dando a loro non solo una valenza di consumatori ma anche valore socio-politico.Questi gruppi solitamente , attraverso il consumo critico decidono di diventare parte attiva nelle scelte comportamentali di chi a loro offre un servizio oppure un bene di consumo. Prima di entrare nel merito mi è sembrato opportuno acquisire da WIkIPEDIA la definizione di consumo critico.

‘Per “consumo critico” si intende la pratica di organizzare le proprie abitudini di acquisto e di consumo in modo (…..) da accordare la propria preferenza ai prodotti che posseggono determinati requisiti di qualità differenti da quelli comunemente riconosciuti dal consumatore medio.

In particolare il consumatore critico riconoscerà come componenti essenziali della qualità di un prodotto alcune caratteristiche delle sue modalità di produzione, ad esempio la sostenibilità  ambientale del processo produttivo, l’eticità del trattamento accordato ai lavoratori, le caratteristiche dell’eventuale attività di lobbying   politica dell’azienda produttrice. La pratica del consumo critico si distingue dall’adesione ad una specifica campagna di boicottaggio, anche se ovviamente vi può coesistere, in quanto è un atteggiamento che ha motivazioni e conseguenze più generali.

La possibilità di utilizzare la propria posizione di consumatore per perseguire fini politici o etici presuppone il diritto di poter scegliere tra diversi prodotti nonché la conoscenza di tutte le informazioni necessarie a compiere una scelta consapevole. Volendo fare uso di una analogia tra il consumatore ed il lavoratore, questi diritti corrisponderebbero al diritto di sciopero e alla sindacalizzazione. Una analogia viene spesso proposta anche tra il consumatore e l’elettore, per cui uno dei possibili slogan del consumo critico è “voti ogni volta che vai a fare la spesa”.

Il termine in genere non fa riferimento, riduttivamente, solo agli acquisti di beni materiali: il consumo critico può anche riguardare le scelte inerenti al risparmio (finanza etica) e all’uso di servizi come ad esempio i trasporti o le telecomunicazioni. Se oggi dovessi analizzare il nostro sistema di relazioni sociali e di conseguenza del sistema politico che dovrebbe sostanzialmente dare risposte ai bisogni sociali in materia di alimentazione, di ambiente, di sanità e previdenza, di sicurezza, di occupazione, ecc. non avrei grandi difficoltà ad ammettere che la mia sfiducia rischia di essere preponderante rispetto qualsiasi altro pensiero. Risulta ancor più arduo capire se il sistema politico attuale risponda alle sollecitazioni sociali o se la società subisca l’ipocrisia politica. o meglio:  è il popolo che è incapace di spingere il pensiero politico verso orizzonti che siano in grado di ristabilire concetti quali: giustizia sociale, democrazia , eticità, lasciando che i politici tutelino gli interessi loro e di pochi altri?

Potrei aggiungere sicuramente altre considerazioni ma tutte porterebbero allo stesso pensiero: vivere in una società senza ideali e con grande sfiducia nei confronti di chi ti governa è molto difficile e forse inutile.

In questi anni ho vissuto in prima persona alcuni progetti di aggregazione sociali come i comitati di opposizione ad alcune scelte non condivise dell’amministrazione, ancora come dirigente di movimento politico, ma purtroppo l’establishment politico vieta l’affrancamento di ciò che non è funzionale al capitalismo sfrenato. Ecco perché quando si parla di consumo critico il mio cervello elabora sensazioni ottimistiche. Infatti sono convinto che molti di noi accettano questo status passivamente credendo nell’impossibilità di un cambiamento ma se qualcuno ci desse      motivo di credere in un cambiamento, e se questo qualcuno fossimo noi  stessi non sarebbe forse meglio? Infatti attraverso il consumo critico ognuno di noi può essere protagonista del nuovo perché se al capitalismo senza etica togliamo denaro e lo investiamo in progetti che non sono regolati da grandi multinazionali o peggio ancora da speculatori faremmo avanzare un economia di concetto e non di consumo. Chiaramente questo passaggio richiede tempi lunghi ma se vogliamo pensare ad un cambiamento senza rivoluzioni io non conosco altri sistemi.

Giorgio Bonacini

consumo

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