SALVARE IL PAESAGGIO E’ UN DOVERE CIVILE

tralcio dell’intervista a Salvatore Settis (1) al quotidiano “La Repubblica” del 3/12/2010 e da “Paesaggio, Costituzione, cemento ” Ed. Einaudi 2010

Art. 9 della Costituzione Italiana “La  Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”

“Il paesaggio è il grande malato d’Italia. Basta affacciarci alla finestra: vedremo villette a schiera, dove ieri c’erano dune, spiagge e pinete… (…..) vedremo boschi e prati e campagne arretrare ogni giorno davanti a mesti condomini, vedremo  coste luminose e verdissime colline divorate… da case incongrue e “palazzi” senz’anima, vedremo gru levarsi minacciose per ogni dove. Vedremo quello che fu il “Bel paese” sommerso da inesorabili colate di cemento… Sempre più spesso sono consegnate a speculatori senza scrupoli le città che furono per secoli il modello d’Europa per l’armonioso innestarsi di ogni nuovo edificio  sul robusto, mirabile tessuto antico, per una cultura urbana diffusa che vietava non alla mano, ma al cuore e all’anima di deturparne la bellezza.

Qualche numero: secondo dati Istat tra il 1990 e il 2005 la superficie agricola utilizzata in Italia, SAU,  si è ridotta di 3 milioni  e 663 ettari, un’area più vasta della somma di Lazio e Abruzzo.: abbiamo così convertito e cementificato in quindici anni, il 17,06 del nostro suolo agricolo.

Il record assoluto  spetta alla Liguria dove la contrazione della SAU raggiunge il 45,55%, seguita dalla Calabria col 26,13%. Ben poco conta il colore politico delle amministrazioni: la “rossa” Emilia – Romagna e la Sicilia “azzurra” registrano la stessa percentuale, 22%; la Toscana governata dal centro sinistra sorpassa  col suo 17,7% il Veneto di Galan e Zaia al 12,32%. Nel dossier WWF sul consumo di suolo in Italia  dal 1956 al 2001, la superficie urbanizzata nel nostro paese è aumentata del 500%… il consumo del suolo ha viaggiato al ritmo  di 244000 ettari l’anno! Ogni giorno in Italia vengono cementati 161 ettari di terreno… ovunque il suolo è considerato potenzialmente edificabile.… il consumo del suo suolo dal 1995 al 2006 ha raggiunto la cifra record di 750000 ettari, poco meno della superficie dell’Umbria.. Nel periodo 1995 – 2006 i Comuni italiani hanno rilasciato in media permessi di costruire per 3, 1 miliardi di metri cubi, pari a 261 milioni di metri cubi  l’anno ….ogni anno si costruiscono mediamente 22,3 metri cubi per abitante, con punte fio a 35,2 metri cubi l’anno per abitante nelle regioni del Nord-Est.. …

…..tutto il territorio nazionale è caratterizzato da una perversa spinta al consumo  indiscriminato del suolo che in un paese come il nostro, il cui territorio è da sempre molto sfruttato, in nessun caso può essere considerato un fenomeno sostenibile…Gravissimi gli effetti sull’ambiente di questa cieca invasione del territorio. Il suolo, si sa, è al centro degli equilibri ambientali: essenziale alla qualità della biomassa vegetale e dunque della catena alimentare, è luogo primario di garanzia della biodiversità, per la qualità delle acque superficiali e profonde, per la regolazione di CO 2 nell’atmosfera.

In Italia vi sono tre paradossi, tre forti elementi di contrasto

1) L’Italia ha da anni il più basso tasso di crescita demografica d’Europa e uno dei più bassi del mondo e, d’altra parte,  il più alto consumo di territorio.

2) L’Italia è fra i pochi paesi al mondo  che abbiano la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale nella propria Costituzione e ha un complesso di leggi organiche che sono fra le migliori al mondo. Eppure continua ogni giorno la selvaggia aggressione del paesaggio, disprezzando le norme o “interpretandole” per piegarle alla speculazione edilizia.

3) L’Italia ha una lunga tradizione civile di riflessione su queste tematiche… eppure nella scuola italiana non si parla quasi mai di paesaggio, di come ripristinarlo, di come restaurarlo…..

Sta di fatto che ogni giorno, sotto gli occhi di milioni di cittadini, poche migliaia di speculatori distruggono il paesaggio italiano. In alcune regioni, soprattutto al Sud  si è andato radicando un diffuso abusivismo.

In altre regioni, specialmente al Nord, i delitti contro il paesaggio si consumano non ignorando le regole, ma modificandole o “interpretandole” con mille artifizi, perché siano al servizio non del pubblico bene, ma del “partito del cemento”, invadente e trasversale..

Come mai, di fronte a un processo che abbiamo sommariamente descritto destinato a devastare il paesaggio e dunque  a danneggiare i cittadini le prese di posizione  dei partiti di destra e di sinistra sono sostanzialmente assenti e differiscono così poco fra loro?

1) Nel 2001 il ministro Tremonti ha varato la legge che detassa il reddito d’impresa se si investe in capannoni industriali; si spiega cosi il proliferare di capannoni che sfigurano il paesaggio pedemontano , ma anche altri in tutta Italia.

2) Un altro potente fattore di devastazione del paesaggio è stata l’abrogazione di quella parte della legge Bucalossi del 1977 che imponeva a chi costruiva di contribuire i costi che il Comune avrebbe sopportato per gli allacciamenti di luce, gas e acqua, per le strade e le fogne. Dal 2001, ultimi giorni del governo Amato, quei soldi che il privato paga finiscono nel bilancio del Comune che li usa come crede. La conseguenza è stata che i Comuni, strizzati dal calo dei finanziamenti statali  e poi dall’abolizione dell’ICI, sono stati spinti a far cassa concedendo quante più licenze possibili. Hanno venduto suolo senza altra logica che quella di tenere in piedi i bilanci. Poi ci si mettono i condoni e il ‘piano casa”….

E così è saltato l’equilibrio fra città e campagna che è stata invasa dalla città, ma non è diventata città e non è più campagna. Si è posto il mercato al di sopra di ogni altro valore e lo spazio sociale che era carico di senso è stato travolto dal meccanismo consumistico di una violenta rottamazione, è diventato esso stesso una merce, vale non perché possiamo viverlo, ma solo in quanto può essere occupato, prezzato, cannibalizzato.

Questo degrado è parte di un degrado che investe le regole del vivere comune.

E l’opposizione cresce. Ovunque crescono comitati di cittadini che scavalcano la mediazione dei partiti, acquistano competenze, manifestano, vanno al TAR e vincono.

… “Di dove viene che comunemente si dice che l’Italia affina i cervelli?”, si chiedeva nei “Dialoghi historici” del 1665 Gregorio Leti. La domanda contiene in sé la risposta: a quella data si era già diffusa fra gli europei più colti l’idea che la mescolanza di bellezze naturali e d’arte offerta dall’Italia non abbia pari; perciò  nessuna educazione del cuore e della mente era completa se non comprendeva anche il “Gran Tour”.

Rovine romane, città turrite, colline coronate da cipressi, cattedrali urbane e pievi solitarie, aspri monti e  pianure feconde, già allora venivano viste come tessere di un solo armonioso mosaico, che era lo stesso del Mantegna e di Raffaello, dell’opera lirica, di Bernini e Borromini, delle antiche università e delle biblioteche ricche di tesori, di Petrarca e del Tasso…..

Il carattere del paesaggio italiano, già in quel tempo era causa e fattore di unità culturale della Penisola. Per tutto l’ottocento, viaggiare in Italia, anzi “Voir l’Italie e muorir”, fu davvero la parola d’ordine  per gli “oltremontani”.

E’ dal primo Novecento che qualcosa si spezza…. Si estende il nuovo paesaggio industriale,…la fabbrica condiziona la città… la nuova tecnologia ne fa un dispositivo finalizzato alla produzione. L’antico habitat, col suo prodigioso equilibrio fra natura e cultura, dà luogo a nuove modalità del vivere entro spazi sempre più alieni a chi li abita…….

Solo la diffusa consapevolezza dei cittadini non-addetti-ai-lavori può innescare un processo di presa di coscienza delle conseguenze di lungo periodo di questa foga cieca e distruttrice…. “.

(1) Salvatore Settis, una delle più autorevoli personalità che si batte in Italia contro il degrado del paesaggio e dei nostri Beni culturali,  è storico dell’arte, archeologo, Direttore del Getty Research Institute di Los Angeles, poi della Normale di Pisa, ha ora la Càtedra del Prado; membro di varie Accademie. Collabora a “Repubblica” e a “Il sole 24 ore”, autore di numerose pubblicazioni, fra cui “Battaglie senza eroi. I beni culturali tra istituzione e profitto. – Electa.

salvatore settis

SI’ AI REFERENDUM DEL 12 E 13 GIUGNO

Non sappiamo ancora se il 12 e 13 giugno si terranno i referendum contro la privatizzazione dell’acqua e contro la scelta della tecnologia nucleare per produrre energia elettrica.

Nel caso in cui i referendum venissero confermati, l’Associazione Il Gabbiano sostiene il Si’ ai 2 quesiti relativi all’acqua ed al terzo contro la realizzazione di impianti per la produzione di energia nucleare.

Il significato e soprattutto il valore (…..) concreto che questi referendum assumono per la vita degli esseri viventi è molto chiaro. La privatizzazione della gestione dell’acqua renderebbe questo alimento, libero in natura e necessario come l’aria, soggetto alla mercificazione. Non intendiamo togliere legittimità al profitto ottenuto con la invenzione e creazione di nuove imprese, ma l’acqua è un bene sociale il cui valore non può ricondursi alle convenienze degli investitori privati per determinare il suo prezzo.

Per la produzione di energia elettrica attraverso impianti nucleari si rischia  la perdita di controllo dell’energia atomica. Le tre grandi catastrofi accadute con l’uso  pacifico dell’atomo, la prima negli USA, la seconda quando c’era ancora l’Unione Sovietica, la terza in Giappone nel 2011, hanno provocato una contaminazione radioattiva dell’ambiente e delle conseguenze mostruose sulla salute degli esseri umani.

I quesiti referendari pongono al popolo italiano delle precise opzioni su questioni di grande importanza.

Il Governo Berlusconi di fronte agli ultimi sondaggi che davano al 60% la partecipazione al referendum, ha pensato bene di farli saltare con un primo emendamento per cassare la normativa che prevedeva la costruzione di centrali nucleari in Italia. Sulla privatizzazione dell’acqua c’è stata una dichiarazione del Ministro competente che va nella stessa direzione. Non sono soluzioni dei problemi ma solo il loro rinvio. Noi non siamo affatto certi che gli emendamenti governativi, se approvati dai due rami del parlamento, possano bastare a scongiurare il referendum. La decisione è di pertinenza della Corte di Cassazione però sappiamo già che la disciplina giuridica in materia, prevede che le norme atte a scongiurare i referendum debbano risolvere e non rinviare la soluzione dei problemi.

L’iniziativa del Governo è un gioco evidente per evitare che su materie così importanti si potesse esprimere il popolo italiano, una “turbata” che non scalfisce, anzi se possibile la rafforza, la volontà delle molte centinaia di migliaia di cittadini che hanno sottoscritto la richiesta di referendum.

Gianfranco Riccò

comitato-referendum-acqua-pubblica1

L’ORTO AL MAURIZIANO: PARTE DELLA RETE NAZIONALE DEGLI ORTI DI PACE

L’orto urbano è stato scoperto e valorizzato già da diversi anni, nel governo della società complessa, da parte di amministratori di diverse città, dagli USA, all’Europa ed ora anche in Italia.

Senza ricorrere all’esempio limite di Cuba, dove l’orto urbano è stato utilizzato come mezzo di sostentamento per fronteggiare l’embargo, basta guardare  all’esperienza delle periferie di tante città dell’Est Coast USA o alla grande esperienza di Detroit (Canada), città dell’auto per antonomasia, (…..) dove un coraggioso sindaco ha fatto convertire  ad orti urbani le periferie delle città, già collassate per lo sprawl e il conseguente collasso del sistema di mobilità e cadute in mano alla criminalità organizzata.

L’orto urbano non solo come orto, ma come orto-giardino (lo insegna la permacoltura) dove possa valorizzare le proprie energie chi è vittima della crisi economica italiano e non.

L’orto urbano  come strumento di impiego di energie da  canalizzare  in senso positivo e  per incrementare quella socialità che  può dare speranza  a chi non ne ha o si sente isolato, per chi sopravvive  o magari  vive di esperienze negative. Sono esempi tratti da esperienze reali.

L’orto non solo per chi è in pensione, ma anche per gli adulti, per i bambini e i ragazzi.

Qui, in Italia, a Cesena, già da tempo si lavora sul tema delle fattorie didattiche e dal 2004, ogni anno si organizza un  convegno sugli “Orti urbani di pace” a cui partecipano nomi di grande rilievo.(1). Gli “Orti di pace” sono divenuti un associazione che offre la possibilità di mettere di condividere le conoscenze degli orti scolastici biologici, giardini della biodiversità.

Perché non realizzare anche a Reggio Emilia un progetto simile e incrementare le realtà di orti già esistenti e consolidati . Creare cioé una rete di ORTI – GIARDINI, magari sotto il coordinamento di un esperto di arredo rubano, non solo nelle scuole, ma anche negli spazi urbani inutilizzati o nelle aree e nelle periferie degradate, per una  produzione  di prodotti a filiera corta, oggi più che mai tema  attuale per ridurre costi e inquinamento da trasporto.

In fondo, pensiamoci bene, oggi  che si parla  tanto di territorialità, perché   rifornire le mense dei nostri asili e scuole dell’infanzia con frutta e verdura che magari  provengono  da  centinaia di chilometri  e non invece da prodotti coltivati  a chilometro zero?

Orti_urbani_1