Visita guidata al Mauriziano

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Il Mauriziano

  EPSON DSC picture Arrivando dalla via Emilia,  la strada consolare romana, il primo scorcio del Mauriziano lo si ha    attraverso il grande arco   trionfale  eretto per volere di Orazio Malaguzzi, morto nel 1583; esso si inserisce in un ampio   piano di lavori voluti dallo stesso Orazio che arricchisce l’intero complesso.

Ha una mole massiccia ad una sola fornice, posta a sghembo rispetto all’asse della strada, così   da  avere una vista simmetrica e diretta del palazzo. Monumento trionfale di architettura   classica,  eretto in memoria e a onore di Ludovico Ariosto, è largo 9,85 m. Il vano   d’accesso dell’arco è 3,25 per 6,10  m.                                                                                                                 Sul fronte 4 lesene doriche in cotto sostengono la trabeazione e superiore fregio, sul quale si leggeva anticamente Horatius Malagutius.

Per le celebrazioni del 4 centenario della nascita dell’Ariosto, nel 1874, fu restaurato ed abbellito, fu costruito il cornicione che gira tutt’intorno e vi fu sovrapposto un attico. L’iscrizione originale  fu sostituita da quella per l’occasione : “VIII settembre  MDCCCXXIV/Commemorazione della nascita/di/Ludovico Ariosto”

Nel fregio fu dipinto il verso “ONORATE L’ALTISSIMO POETA” ma, deterioratasi anche questa, nel 1933, in occasione del quarto centenario della morte del poeta, fu murata la targa marmorea che si legge oggi: “IL MAURIZIANO.  Vennero aggiunti  i due vasi in marmo bianco di Verona di lina classica,  con manici, ricolmi di frutta, opera dello scultore reggiano Riccardo Secchi.

Negli sfondati sovrastanti le nicchie vennero poste le famosissime terzine della sua IV satira, scritte nel 1523,quando il poeta ha quarantotto anni; ha ottenuto un mandato come commissario ducale in Garfagnana per conto del Duca Alfonso d’ Este  e scrive al cario  cugino Sigismando Malaguzziper raccontare della grande malinconia che in quel luogo prova, lontano dalla famiglia, in luogo ostile. Dice”… qui ho perduto il canto, il gioco, il riso …”.Ricorda però con amore il tempo trascorso nella sua Reggio e in particolare dei felici periodi trascorsi nel palazzo di proprietàdella Famiglia materna, quella Daria Malaguziche le cronache dicono essere stata bellissima:

“Già mi fur dolci inviti a empir le carte

li luoghi ameni di che il nostro Reggio,

il natio nido mio, n’ha la sua parte:

il tuo Maurician sempre vagheggio,

la bella stanza, il rodano vicino…”

Nel 1956 gelano i ci.pressi e le siepi di bosso che costeggiavano il viale , lungo 250 metri e sono sostituiti da un centinaio di pioppi. La piazzetta su cui sorge il palazzo è ombreggiata da secolari platani

IL PALAZZO

Ciò che ancora oggi possiamo ammirare, è una tipica architettura emiliana del XV secolo con impianto solido, non cerimonioso nei volumi, con soffitto a volte. Ha la pianta rettangolare a due piani, muri a faccia  vistacon, sull’ingresso principale, un busto dell’Ariosto posto nel 1880 ad opera dello scultore reggiano Ilario Bedotti.

Il fiorentino Anton Francesco Doniu, nel suo trattato “Le Ville” aveva probabilmente in mente questa proprietà di Orazio nella sua descrizione del 1565 del perfetto “Podere di Spasso”, la sembra sottendere più volte, conb riferimenti evidenziati dallo studio del Bellocci.

SALONE DI INGRESSO

Vasto ambiente chiuso da una volta a botte ed illuminato da 4 finestre oval, che porta i segni dell’intervento settecentesco voluto da Prospero Malaguzzi, il quale viene ordinato cavaliere di Malta e di San Giorgio di Baviera; per ircordare l’avvenimento fa eseguire alcuni lavori di restauro ed è il committente del cilclo di affreschi ancora visibili all’interno. Prospero lascia così traccia nella storica dimora di famiglia, facendo dipingere le vicende salienti della sua vita e di qulla dei più ilustri   congiunti sulle pareti con um intento chiaramente autocelebrativo.

Sulle pareti le sei pitture murali definite dagli studiosi di scarso valore artistico, fredde ed encomiastiche,  risultano però interessati se studiate come quadri storici dell’epoca: sono diligentemente  riprodotte le sfarzose vesti dei personaggi e i paesaggi con dovizia di particolari.

Troviamo l’incoronazione a Cavaliere di Malta e di San Giorgio del conte Prospero ( avvenuta tra il 1726 e il 1745), la nomina del Conte Orazio a Cameriere d’onore  del papa Pio V e Annibale investito delle insegne di Cavaliere di Malta.

SALA STORICA

Le pitture hanno stessa tecnica, datazione, mano di quelle del salone.

Interessante , a sinistra dell’entrata, il “Combattimento tra i Malaguzzi  e i Ruggeri”: rappresentazione dello scontro avvenuto in città nel 1233, scoppiato per futili motivi e poi degenerato in  vera battaglia. Continua così il filone celebrativo con: la rappresentazione delle credenziali di ambasciatore di Orazio al Re Filippo  II di Spagna nel 1574, il lavoro di magistrato di Ludovico ( sul pulpito di legge: LUD. MALAGUTIUS/SENARUM 1477 ET FLORENTIAE 1481/PRAETOR)

Sulle porte leterali della parete due acquile si accingono a spoiccare il volo, quella destra ha in bocca la penna con cui il poeta ha attinto Gloria. Nell’esergo il motto PRO BONO MALUM.

L’affresco tra le due finestre della parete a sud è dedicato ad Alfonso che fu Cavaliere di Malta, Capitano di una Galera di Pio V contro i Turchi, poi prefetto dei soldati del Gran Duca di Toscana; L’iconografia è quella classica della battaglia di Lepanto, il massimo scontro della marina combattuto in antichità: le galee sono allineate, pronte al drammatico urto.

STANZE ARIOSTECHE DI LEVANTE

Salendo attraverso la scala ricavata nello spessore del muro e grazie alla strombatura dell’architrave, si accede alle tre stanze di levante, quelle tradizionalmente vengono definite “ariostesche”, di piccole dimensioni ma che risposndono alle più raffinate concezioni dell’architettura civile del Rinascimento: copertura a vele poggiate su unghie perimetrali che delimitano le lunette con ben modellati capitelli pensili; perfette proporzioni ingentilite dai  cilci pittorici e dal fascino esercitato dalla consapevolezza dell’antica presenza del poeta; grazie agli sturdi dell’Arc. F. Vanenti valli si può cercare di ripercorrere le fasi costruttive e le successive modifiche all’alzato.

La descrizione di Alessandro Miari, nella sua “Favola Pastorale “ è Preziosissima: dedica ben 44 versi a questa descrizione, probabilmente aspirava un giorno ad esservi effigiato, tra i grandi poeti.

Quello che lui con  dovizia  di particolari descrive è però in buona parte andato perso per le numerosissime ridipinture. Nei riquadri, in un ideale parnaso, sono effigiati i poeti e gli scrittori più famosi dell’antichità alla sua contemporaneità. Sono disposti sulle pendici  a diverse altezze per indicare la loro importanza. Sono raggruppati in base al genere praticato: epico, lirico,drammatico, satirico, vario.Nelle lunette cicli leggermente meno contraffatti.

Fino al 1863 la proprietà e regolata da un fedecommesso istituito nel 1583 da orazio, che lega la trasmissione ereditaria per designazione ad un silo erede maschio; questo “salva” l’ingente patrimonio familiare. L’ultimo è il Conte don Girolamo Malaguzzi Valeri, prevosto della basilica di San prospero, che si vede costretto a vendere il palazzo per l’impossibilità di conservarlo degnamente. Lo offre la Comune di Reggio e il Consiglio Comunale,  riunito in sede pubblica sotto la presidenza del sindaco Pietro Manodori, e dopo il parere favorevole del re d’Italia Vittorio Emanuele II, decide per l’acquisto, accordandosi per quasi 8000 lire

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