Il Mauriziano

Il palazzo del Mauriziano è noto per essere stato abitazione di Ludovico Ariosto nei primi anni della sua vita e a più riprese nel corso della giovinezza (celebri sono i versi dedicati al ricordo nel Mauriziano nella IV satira del poeta).

Nonostante le significative ristrutturazioni del Sei-Settecento il Palazzo mantiene l’impianto volumetrico cinquecentesco che lo collega alla cultura della villa rinascimentale. Si caratterizza infatti per la pianta a base quadrangolare con un salone centrale passante sul quale si fonda l’asse di simmetria dell’edificio attorno a cui si articolano i vani laterali. A levante un piano rialzato conserva ancora tre ambienti voltati a vela con capitelli pensili (secondo moduli stilistici di matrice ferrarese sperimentati in città tra XV e XVI secolo).

La decorazione pittorica di questi ambienti, databile dopo il 1567, risente dell’influenza di Nicolò dell’Abate. I dipinti ad affresco del salone centrale e della sala grande di sinistra sono riferiti alle ristrutturazioni effettuate da Prospero Malaguzzi dopo il 1742. Opera di un artista mediocre, raffigurano fatti salienti della famiglia Malaguzzi
Il Palazzo rimane di proprietà della famiglia Malaguzzi fino al 1863, quando viene acquistato dal Municipio di Reggio Emilia.

E’ attualmente sede di attività culturali, ambientali e ricreative ed è il riferimento centrale del Parco del Mauriziano, a sua volta inserito nel più vasto Parco del Rodano.

Mauriziano

Visita guidata al Mauriziano

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Il Mauriziano

  EPSON DSC picture Arrivando dalla via Emilia,  la strada consolare romana, il primo scorcio del Mauriziano lo si ha    attraverso il grande arco   trionfale  eretto per volere di Orazio Malaguzzi, morto nel 1583; esso si inserisce in un ampio   piano di lavori voluti dallo stesso Orazio che arricchisce l’intero complesso.

Ha una mole massiccia ad una sola fornice, posta a sghembo rispetto all’asse della strada, così   da  avere una vista simmetrica e diretta del palazzo. Monumento trionfale di architettura   classica,  eretto in memoria e a onore di Ludovico Ariosto, è largo 9,85 m. Il vano   d’accesso dell’arco è 3,25 per 6,10  m.                                                                                                                 Sul fronte 4 lesene doriche in cotto sostengono la trabeazione e superiore fregio, sul quale si leggeva anticamente Horatius Malagutius.

Per le celebrazioni del 4 centenario della nascita dell’Ariosto, nel 1874, fu restaurato ed abbellito, fu costruito il cornicione che gira tutt’intorno e vi fu sovrapposto un attico. L’iscrizione originale  fu sostituita da quella per l’occasione : “VIII settembre  MDCCCXXIV/Commemorazione della nascita/di/Ludovico Ariosto”

Nel fregio fu dipinto il verso “ONORATE L’ALTISSIMO POETA” ma, deterioratasi anche questa, nel 1933, in occasione del quarto centenario della morte del poeta, fu murata la targa marmorea che si legge oggi: “IL MAURIZIANO.  Vennero aggiunti  i due vasi in marmo bianco di Verona di lina classica,  con manici, ricolmi di frutta, opera dello scultore reggiano Riccardo Secchi.

Negli sfondati sovrastanti le nicchie vennero poste le famosissime terzine della sua IV satira, scritte nel 1523,quando il poeta ha quarantotto anni; ha ottenuto un mandato come commissario ducale in Garfagnana per conto del Duca Alfonso d’ Este  e scrive al cario  cugino Sigismando Malaguzziper raccontare della grande malinconia che in quel luogo prova, lontano dalla famiglia, in luogo ostile. Dice”… qui ho perduto il canto, il gioco, il riso …”.Ricorda però con amore il tempo trascorso nella sua Reggio e in particolare dei felici periodi trascorsi nel palazzo di proprietàdella Famiglia materna, quella Daria Malaguziche le cronache dicono essere stata bellissima:

“Già mi fur dolci inviti a empir le carte

li luoghi ameni di che il nostro Reggio,

il natio nido mio, n’ha la sua parte:

il tuo Maurician sempre vagheggio,

la bella stanza, il rodano vicino…”

Nel 1956 gelano i ci.pressi e le siepi di bosso che costeggiavano il viale , lungo 250 metri e sono sostituiti da un centinaio di pioppi. La piazzetta su cui sorge il palazzo è ombreggiata da secolari platani

IL PALAZZO

Ciò che ancora oggi possiamo ammirare, è una tipica architettura emiliana del XV secolo con impianto solido, non cerimonioso nei volumi, con soffitto a volte. Ha la pianta rettangolare a due piani, muri a faccia  vistacon, sull’ingresso principale, un busto dell’Ariosto posto nel 1880 ad opera dello scultore reggiano Ilario Bedotti.

Il fiorentino Anton Francesco Doniu, nel suo trattato “Le Ville” aveva probabilmente in mente questa proprietà di Orazio nella sua descrizione del 1565 del perfetto “Podere di Spasso”, la sembra sottendere più volte, conb riferimenti evidenziati dallo studio del Bellocci.

SALONE DI INGRESSO

Vasto ambiente chiuso da una volta a botte ed illuminato da 4 finestre oval, che porta i segni dell’intervento settecentesco voluto da Prospero Malaguzzi, il quale viene ordinato cavaliere di Malta e di San Giorgio di Baviera; per ircordare l’avvenimento fa eseguire alcuni lavori di restauro ed è il committente del cilclo di affreschi ancora visibili all’interno. Prospero lascia così traccia nella storica dimora di famiglia, facendo dipingere le vicende salienti della sua vita e di qulla dei più ilustri   congiunti sulle pareti con um intento chiaramente autocelebrativo.

Sulle pareti le sei pitture murali definite dagli studiosi di scarso valore artistico, fredde ed encomiastiche,  risultano però interessati se studiate come quadri storici dell’epoca: sono diligentemente  riprodotte le sfarzose vesti dei personaggi e i paesaggi con dovizia di particolari.

Troviamo l’incoronazione a Cavaliere di Malta e di San Giorgio del conte Prospero ( avvenuta tra il 1726 e il 1745), la nomina del Conte Orazio a Cameriere d’onore  del papa Pio V e Annibale investito delle insegne di Cavaliere di Malta.

SALA STORICA

Le pitture hanno stessa tecnica, datazione, mano di quelle del salone.

Interessante , a sinistra dell’entrata, il “Combattimento tra i Malaguzzi  e i Ruggeri”: rappresentazione dello scontro avvenuto in città nel 1233, scoppiato per futili motivi e poi degenerato in  vera battaglia. Continua così il filone celebrativo con: la rappresentazione delle credenziali di ambasciatore di Orazio al Re Filippo  II di Spagna nel 1574, il lavoro di magistrato di Ludovico ( sul pulpito di legge: LUD. MALAGUTIUS/SENARUM 1477 ET FLORENTIAE 1481/PRAETOR)

Sulle porte leterali della parete due acquile si accingono a spoiccare il volo, quella destra ha in bocca la penna con cui il poeta ha attinto Gloria. Nell’esergo il motto PRO BONO MALUM.

L’affresco tra le due finestre della parete a sud è dedicato ad Alfonso che fu Cavaliere di Malta, Capitano di una Galera di Pio V contro i Turchi, poi prefetto dei soldati del Gran Duca di Toscana; L’iconografia è quella classica della battaglia di Lepanto, il massimo scontro della marina combattuto in antichità: le galee sono allineate, pronte al drammatico urto.

STANZE ARIOSTECHE DI LEVANTE

Salendo attraverso la scala ricavata nello spessore del muro e grazie alla strombatura dell’architrave, si accede alle tre stanze di levante, quelle tradizionalmente vengono definite “ariostesche”, di piccole dimensioni ma che risposndono alle più raffinate concezioni dell’architettura civile del Rinascimento: copertura a vele poggiate su unghie perimetrali che delimitano le lunette con ben modellati capitelli pensili; perfette proporzioni ingentilite dai  cilci pittorici e dal fascino esercitato dalla consapevolezza dell’antica presenza del poeta; grazie agli sturdi dell’Arc. F. Vanenti valli si può cercare di ripercorrere le fasi costruttive e le successive modifiche all’alzato.

La descrizione di Alessandro Miari, nella sua “Favola Pastorale “ è Preziosissima: dedica ben 44 versi a questa descrizione, probabilmente aspirava un giorno ad esservi effigiato, tra i grandi poeti.

Quello che lui con  dovizia  di particolari descrive è però in buona parte andato perso per le numerosissime ridipinture. Nei riquadri, in un ideale parnaso, sono effigiati i poeti e gli scrittori più famosi dell’antichità alla sua contemporaneità. Sono disposti sulle pendici  a diverse altezze per indicare la loro importanza. Sono raggruppati in base al genere praticato: epico, lirico,drammatico, satirico, vario.Nelle lunette cicli leggermente meno contraffatti.

Fino al 1863 la proprietà e regolata da un fedecommesso istituito nel 1583 da orazio, che lega la trasmissione ereditaria per designazione ad un silo erede maschio; questo “salva” l’ingente patrimonio familiare. L’ultimo è il Conte don Girolamo Malaguzzi Valeri, prevosto della basilica di San prospero, che si vede costretto a vendere il palazzo per l’impossibilità di conservarlo degnamente. Lo offre la Comune di Reggio e il Consiglio Comunale,  riunito in sede pubblica sotto la presidenza del sindaco Pietro Manodori, e dopo il parere favorevole del re d’Italia Vittorio Emanuele II, decide per l’acquisto, accordandosi per quasi 8000 lire

IL MAURIZIANO…LUOGO AMATO

Il Mauriziano fa parte di un importante e delicato sistema di testimonianze storiche  e ambientali che comprende il Mulino, il ponte sul Rodano, la chiesa di S. Maurizio sulla Via Emilia,  le dimore storiche dell’Ariosto, l’ex Tintoria – follo.

E’ inoltre  il centro di un prezioso sistema naturalistico che connette le acque del torrente Acqua Chiara, del Rodano e dell’Ariolo fino al Parco  del Campo volo  e  del S. Lazzaro. (….)

Tale sistema è stato oggetto di attenzione da parte della nostra Associazione che, nel 1991,  ha ottenuto la tutela  del Mauriziano dal Ministero dei Beni culturali, sventando il pericolo di edificazioni già previste dal Piano regolatore dell’epoca, legittimandone così definitivamente il grande pregio testimoniale.

E’ dal lontano 2006 che, sventato il pericolo della  demolizione della casa colonica,  si è avviato poi un percorso virtuoso che ha visto l’Amministrazione comunale impegnarsi e ottenere  l’acquisizione della casa colonica alla  proprietà pubblica.

Da allora è iniziata una serie di incontri che hanno visto la presenza  degli assessorati all’Urbanistica, all’Ambiente e ai Lavori Pubblici assieme alle associazioni interessate  e alla Circoscrizione locale al fine di approdare ad una valorizzazione dell’intera area al fine  di  renderla  fruibile  dalla popolazione, dalle scuole del quartiere e della città.

La grande affluenza di cittadini di ogni età che abbiamo visto nelle due edizioni precedenti della festa, ci conforta nella certezza che, una volta realizzate le iniziative che da tempo proponiamo e che sono richieste  dai cittadini, questa area potrà essere effettivamente  vissuta e goduta come un servizio  di alta qualità per la città, facilmente raggiungibile anche grazie alla rete di piste ciclabili e dunque col minimo impatto ambientale.

Da tempo abbiamo sottoposto alla Amministrazione e alla Circoscrizione  un progetto di attività che comprendono sia  la conoscenza del luogo, carico di significati storici e letterari, sia la osservazione scientifica dello straordinario ambiente naturale che lo caratterizza, le attività da svilupparsi nell’area antistante la casa colonica, sia le attività connesse alle attività di  animazione  espressiva ed artistica.

Attività adatte e indirizzate ai bambini e ragazzi (e perché no, anche agli adulti) delle scuole dell’infanzia e dell’obbligo,  per le quali si è proposta la utilizzazione dei locali della casa colonica, nel rispetto assoluto  della sua struttura  tradizionale.

Siamo convinti che queste attività  abbiano un valore educativo  profondo per  il crescente distacco dei ragazzi dai cicli naturali. Un luogo dove ritessere  quel rapporto indispensabile con la natura e i suoi cicli  che oggi è troppo spesso  sottovalutato dalle varie istanze educative e dimenticato dalle modalità di vita oggi esistenti.

Lavorare coi bambini, partendo dalle cose più semplici, come seminare, annaffiare, osservare la crescita  delle colture, lavorare con la terra, i colori e i pennelli, gli oggetti  più vari  da riciclare e coi quali inventare forme e divertimento: sono quelle attività formative che uniscono manualità e osservazione in un processo di andare e ritornare su se stessi e sulle proprie esperienze, anche minute,  ma gratificanti e che sole possono portare alla maturazione  profonda  ed equilibrata della. personalità.

Un luogo nel quale siano esemplificate e messe in opera apparecchiature per l’uso  delle energie alternative, quali pannelli solari e fotovoltaici, in armonia con la necessità di divulgarne  la conoscenza, al fine di educare ragazzi consapevoli e responsabili rispetto ai comportamenti corretti   da  adottare poi nell’età adulta .

Ci aspettiamo che queste istanze siano colte positivamente dalla Amministrazione comunale come iniziative qualificanti e urgenti per l’intera città e che si dia finalmente concretezza al restauro scientifico della casa colonica non solo per evitarne l’ulteriore degrado ma anche  per  realizzare ciò che i cittadini, da tempo, richiedono.

Analoghe  considerazioni  si possono fare per l’area su cui sorgeva l’antica Tintoria,  dove potrebbero finalmente trovare soluzione  e accoglienza varie strutture pubbliche e di relazione che oggi mancano nel quartiere.

Si potrebbe così completare,  col restauro di questa area, di cui si denuncia da tempo l’incuria e l’abbandono,  la  rivitalizzazione di una zona dal grande valore anche  paesaggistico, molto amata dai cittadini.

                                Giovanna Boiardi.

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L’Orto dell’Ariosto

Con il fine di valorizzare il legame tra ambienti naturali e letteratura sono stati istituiti, in diverse regioni italiane,  parchi letterari e culturali. Aree di territorio nelle quali è possibile compiere itinerari attraverso i luoghi celebrati dai nostri più grandi autori, romanzieri e poeti, seguendo gli scenari e le suggestioni da cui questi trassero ispirazione.

E’ nato così , nel 2007 il PAB “Parco culturale dell’Ariosto e del Boiardo”.  Un progetto , (…..) voluto dalla Provincia di Reggio Emilia, in collaborazione con i Comuni di Reggio Emilia, Scandiano, Canossa e Albinea e con il sostegno della Regione Emilia Romagna,

sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le attività culturali. Un Parco ideale e al contempo concreto, materiale, fattuale, per interconnettere i luoghi della provincia reggiana che vantano legami con la vita e l’opera dei due autori dell’Orlando innamorato e dell’Orlando furioso, riunendoli

virtualmente in un unico ampio spazio mentale. Così che quel genius loci di cui ancora la fisicità dei luoghi è impregnata possa rianimarsi e trovare vigore.

I luoghi inseriti nel PAB sono: Case Malaguzzi – Reggio Emilia, Parco di Cittadella (Oggi Giardini Pubblici) – Reggio Emilia, Il Mauriziano – loc. San Maurizio – Reggio Emilia, La Rocca – Scandiano, Il Tresinaro – Scandiano, Villa Torricella – Ventoso di Scandiano, Chiesa di S.Maria dell’Uliveto – Montericco di Albinea, Monte Jaco -Albinea, Il Castello di Matilde – Canossa.

Il tuo Maurician sempre vagheggio,

la bella stanza, il Rodano vicino,

da le Naiade amato ombroso seggio,

il lucido vivaio, onde il giardino

si cinge intorno, il fresco rio che corre

rigando l’erbe, ove poi fa il molino…”

Satira IV (vv. 118-123)

Al Mauriziano, i versi del Poeta creano un paesaggio concreto, reale, molto presente agli occhi e al cuore di chi scrive, invitante alla serenità e alla pace.

I documenti dell’archivio della famiglia Malaguzzi, conservati nell’Archivio di Stato di Reggio Emilia, ricordano, tra l’altro, proprio il mulino azionato dalle acque del torrente Rodano e la peschiera. Il territorio che circonda il Mauriziano è dunque ricco di elementi naturali e rimangono ancora i segni dell’antico assetto, incentrato particolarmente intorno al Rodano e al rio Ariolo, che fiancheggia il Mauriziano . Nel loro complesso queste aree, in un unico con il Mauriziano, rappresentano un laboratorio a cielo aperto per l’animazione ambientale e gli studi didattici .

Sia la precedente che l’attuale amministrazione hanno istituito dei Gruppi di Lavoro

allo scopo di valorizzare e rivitalizzare l’intera zona e renderle quella importanza, per storia e cultura, che le spetta. In particolare la casa colonica, (abitata da una famiglia di agricoltori fino al 1985) si può prestare a sviluppare attività ed esperienze di educazione ambientale e di educazione alla creatività.

Per questo ero stato incaricato dalla Amministrazione Comunale di Reggio Emilia di stilare un progetto di massima. Il progetto, redatto assieme a Giovanna Boiardi e Daniela Mordacci  , ristrutturava filologicamente l’edificio rispettando la tipologia tipica delle case coloniche reggiane e  ne individuava nuovi usi. Spazi per attività didattiche rivolte ai bambini e ragazzi, spazi aperti alle famiglie e ai cittadini.

Un luogo dove potrebbero essere esemplificate e messe in opera varie metodologie di risparmio energetico, quali pannelli solari e fotovoltaici, centralina idroelettrica, per la produzione di acqua calda e luce, forni solari per la cottura dei cibi.

Ma tornando all’Ariosto,  nella satira III che l’autore invia al cugino Annibale Malaguzzi ci colpisce una citazione ,una nota domestica:

 In casa mia, mi sa meglio una rapa

Ch’io cuoca, et cotta s’un stecco me inforco

Et mondo et spargo poi di acetto et sapa

Che all’altrui mensa tordo starna o porco

Selvaggio, et così sotto una vil coltre

Come di seta o d’oro ben mi corco.”

E’ probabilmente ricordando quella rapa che da tre anni  il Gabbiano organizza nel mese di maggio: ” Nell’orto con l’Ariosto”, sagra degli orti, delle erbe dei campi, delle erbe officinali e delle erbarie; festa degli asini e del turismo lento; mostra mercato di prodotti eno-gastronomici biologici tipici e dimenticati.Una festa per salutare l’arrivo della primavera. Una festa dell’attesa. Una festa che aspettando, si realizzi la fattoria di animazione punta almeno a zappare un orto, un orto come poteva presentarsi al tempo dell’Ariosto, una sorta di archeologia arborea con le antiche varietà che popolavano gli orti di Europa prima della scoperta dell’America . Ed assieme un altro orto didattico dove imparare a fare da sé le sementi dei propri ortaggi e cereali  come era ancora pratica comune e diffusa prima degli anni 1950. Quel saper fare e, con esso, il potere dei contadini sulla produzione e riproduzione del proprio cibo e dei propri prodotti che è venuto a meno nel giro di trent’anni. Basta davvero il silenzio di una generazione perché la memoria sociale si interrompa e la trama della cultura cominci a sfilacciarsi. Un’orto biologico , un grande laboratorio all’aperto che non richiede però grandi spazi, costose tecnologie ed insostenibili risorse finanziarie; un laboratorio verde che nasce giorno dopo giorno dal lavoro della gente, dove ogni gesto può essere fonte di riflessioni, ricerche e sperimentazioni : dalla lavorazione del terreno alla semina, dalla concimazione alla pacciamatura, dalla raccolta dei frutti al loro ritorno alla terra come nuovo concime.

Vitaliano Biondi, architetto, curatore del PAB, Parco Culturale dell’Ariosto e del Boiardo

ORTO Ariosto

La vigna di Via Lombroso (primo articolo)

La gente di Reggio ha sempre fatto il vino e sempre l’ha bevuto. Ha coltivato la vite nel campo dietro casa e per secoli ha pigiato quel qualche quintale di uva per farne il vino da bere in famiglia. Poi si è affermato il vigneto specializzato, su grandi appezzamenti, applicando tecniche moderne di coltivazione. La piccola vigna si è così, pian piano, ritirata in angusti scampoli di suolo fino a diventare un esempio di “archeologia” rurale. Laddove è rimasto, il piccolo vigneto è diventato spesso “un luogo dell’anima” per chi lo ha coltivato negli anni, il luogo con la dimensione più vicina a quella della serenità e dell’equilibrio. (….) 

La bellezza di una vigna antica è un premio per chi l’ha coltivata con amore, per chi sa guardala e per chi godrà dei suoi frutti. La vigna antica acquisisce un valore spirituale, raccontando i sacrifici e i lunghi anni dedicati alla sua cura, intrecciando la storia dell’uomo ai tralci che si avviluppano ai sostegni. Una vigna storica è ancora presente nella prima periferia della città. Lungo Via Lombroso, a pochi passi dal parco del Mauriziano una antica vigna, dopo alcuni anni di abbandono, è stata acquisita a proprietà comunale.. Un pezzo di agricoltura “storica” si è salvata dal processo di urbanizzazione, diventa una importante testimonianza della nostra cultura, del nostro paesaggio e delle nostre radici storiche. Come ogni cosa lasciata all’abbandono per molti anni, anche la vigna di Via Lombroso ha subito le ingiurie del tempo e dell’età. Ma ha resistito e, dopo una cura che le dovrà dare nuova vitalità, potrà tornare ad essere un patrimonio della nostra collettività ed un “museo” vivo della nostra storia.

La sua funzione sarà quella di far conoscere la coltivazione della vite secondo criteri del nostro passato, dare spazio alle scuole ed alle famiglie per fare esperienze di raccolta dell’uva e produzione del vino. Il primo parziale recupero della vigna di Via Lombroso è stato effettuato con l’intervento di potatura a spese del Comune e con il lavoro dei soci della nostra Associazione che ha impegnato l’opera di volontari per circa 60 ore di impegno. Ora si dovrà procedere al consolidamento o, dove necessario, dei sostegni della vite per rendere più fruibile lo spazio a chi vorrà vivere le grandi emozioni che la vite sa ancora dare. E’ un lavoro particolarmente importante che potrà effettivamente mettere la vigna in condizioni di essere vissuta da soggetti che la vogliono conoscere e amare.

Un anonimo, pieno di acume, un giorno ha scritto: “Per fare un buon vino occorre un folle per coltivare la vigna, un saggio per accudirla, un artista per lavorare il succo dell’uva, un amante per berlo, un poeta per cantarlo”.

Guardandoci bene intorno possiamo trovare anche fra i soci del Gabbiano tutte queste figure e tanti reggiani pronti a collaborare.

Edi Righi

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La casa colonica del Mauriziano

Scampata recentemente all’abbattimento per far posto a due condomini grazie ai vincoli che “Il gabbiano” era riuscito ad ottenere parecchi anni fa dal Ministero per i Beni culturali, gode oggi di precaria salute. Gli acciacchi del tempo si fanno sentire , qualche crepa nei muri maestri come le rughe di vecchiaia negli essere umani si fanno vedere e la sua stabilità comincia ad essere problematica.

Recentemente divenuta di proprietà pubblica, gode di parecchia attenzione: il Gabbiano ha presentato, trovando consenso, un progetto per la realizzazione di una FATTORIA DI ANIMAZIONE AMBIENTALE (….) a disposizione delle scuole all’interno del percorso partecipativo promosso dalla Amministrazione Comunale per la realizzazione del parco lineare del Rodano.

Un percorso durato parecchi anni la cui progettualità ancora non ha prodotto tutti gli effetti prospettati. Poca discussione è stata data alla definizione delle priorità e oggi la casa colonica risente di mancanza di fondi per la sua sistemazione statica.

Qualche passo è stato fatto, si sta procedendo al recupero della vigna di via Lombroso, si sta procedendo alla messa in sicurezza delle aree di pertinenza della casa per poterle utilizzare fin da subito per la realizzazione delle strutture esterne della fattoria di animazione come gli orti, la stabulazione diurna degli asinelli, le arnie delle api e anche l’utilizzo a titolo di magazzino delle parti accessibili della casa.

Questo è nello stesso tempo un punto di forza e di debolezza perché esiste il rischio concreto che si realizzino le attività più marginali a bassissimo investimento e poi le si utilizzi per dire che qualche cosa è stato fatto e che, mancando le risorse, null’altro si può fare lasciando così la casa colonica al suo triste destino inesorabilmente orientato al crollo. Sarebbe uno spreco enorme , non solo perché la casa è una ricchezza come immobile e come testimonianza storica, ma anche perché il percorso partecipativo, durato anni, è costato tantissimo in termini di impegno personale dei volontari e di lavoro per l’amministrazione pubblica; non vorremmo che si concludesse poi con la perdita di un prezioso oggetto come la casa colonica.

Positiva la richiesta di finanziamento alla Fondazione Manodori fatta dall’Amministrazione Comunale per ristrutturare staticamente la casa ma non basta; se quella richiesta non potesse essere accolta è necessario predisporre le risorse per la messa in staticità dell’immobile.

Occorre evitare che la casa colonica faccia la stessa fine del Follo che per chi non lo sapesse è quel rudere fronte  via Emilia che assieme all’Esquirol rappresenta la vergogna del quartiere.

Salvare , valorizzare e utilizzare queste strutture è un fatto socialmente positivo , in una fase di trasformazione sociale che questa crisi strutturale del nostro sistema economico produrrà.

Queste strutture sono beni comuni che devono essere messi al servizio della comunità valorizzando il volontariato ma anche chiamando a raccolta quelle forze economiche che da questo territorio hanno ricevuto tanto e ora hanno il dovere etico di intervenire per difenderlo.

Il rischio più grosso è che tutti pensino che, essendo una proprietà pubblica, il problema è di altri e nel tran tran quotidiano ci si avvii al disastro finale. Noi ci siamo , siamo disponibili ad impegnarci nella valorizzazione della casa, vorremmo però evitare di diventare vittime della burocrazia o dei giochi politici del palazzo che non ci appartengono.

Ci proponiamo di coinvolgere la cittadinanza per trasformare la casa colonica in una FATTORIA DI ANIMAZIONE AMBIENTALE a disposizione delle scuole e non solo. Chiunque sia interessato a questo nostro impegno ci chiami pure; garantiamo a tutti lo spazio per impegnarsi.

Marco Salardi

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Fattoria di Animazione Ambientale

Con la firma delle convenzioni fra il comune di Reggio Emilia e l’associazione Il Gabbiano si  posa la prima pietra della fattoria di Animazione Ambientale.

Si comincia con le aree circostanti la casa colonica posta a fianco del Mauriziano, l’area agricola potrà essere utilizzata per ospitare orti didattici per le scuole  è/o corsi di formazione , attività di pet-terapy, animazione con animali da compagnia e da cortile, sperimentazioni didattiche sulle fonti energetiche alternative ecc.

Le attività sono innumerevoli, (…..) occorre individuare i soggetti che desiderano attuarle, come le scuole, associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale ecc.,  e il ruolo del Gabbiano consiste proprio nell’individuare questi soggetti informandoli delle opportunità esistenti, coordinando la loro attività nell’area e creando sinergie fra tutti questi soggetti.

Facciamo degli esempi: La Vigna di via Lombroso può essere gestita dalle scuole per far vedere ai bambini la vendemmia, la pigiatura  e la trasformazione del mosto in sughi.

La produzione della vigna può essere utilizzata dall’associazione degli assaggiatori di aceto balsamico per organizzare l’acetaia del Mauriziano da collocare nella casa colonica.

Acetaia che a sua volta può essere utilizzata dalle scuole ma anche per corsi di formazione per adulti  per l’autoproduzione dell’aceto balsamico e da percorsi turistici che sappiano abbinare la cultura del Mauriziano con le delizie del palato.

Il parco del Mauriziano , l’area di riequilibrio ecologico di via Lombroso e la vigna possono essere laboratori aperti per corsi di formazione di potatura per adulti .

Di esempi se ne possono fare tanti, l’importante è che i soggetti che sono interessati ad avviare attività didattiche in questo luogo, salvato in passato ad opera del Gabbiano dalla cementificazione, si attivino con delle proposte operative sulle quali costruire dei progetti condivisi.

Condivisi vuol dire che le attività che li si faranno devono essere discussi e sostenuti da tutti i soggetti che desiderano partecipare alla vita collettiva della fattoria.

La festa che si fa a Maggio serve anche a diffondere la conoscenza di questo luogo, ad indicare possibili attività e a mantenere viva l’attenzione della popolazione locale sulla necessità di completare l’opera di ristrutturazione della casa colonica prima che crolli sotto il peso dell’età e dell’incuria.

Occorre però che anche l’amministrazione Comunale prenda atto che è venuto il tempo delle decisioni, bisogna assolutamente ristrutturare la casa colonica , così come indicato nel percorso partecipativo, e se non ci sono i soldi intanto si predisponga il progetto e con quello si chiamino le forze economiche di Reggio a dare il proprio contributo, investire sulla formazione è pensare al futuro

Bozza area Casa colonica

 

1) La vigna di Via Lombroso

 Continua seppur lentamente il percorso per la definizione della convenzione tra Comune e Associazione IL Gabbiano per poter iniziare i lavori all’interno della fattoria,in particolare nell’area  a sud dove si prevede l’allestimento degli orti didattici e della staccionata per gestire al meglio la presenza degli asinelli durante feste e passeggiate all’interno del parco lineare del Torrente Rodano.

Nel frattempo, i volontari, coordinati dal Gabbiano si sono fatti carico degli improrogabili lavori stagionali nella vecchia vigna, sita in via Lombroso, (…..) all’interno dell’area di compensazione ambientale che protegge il Rodano dalla zona industriale.

Questa vigna, di pubblica proprietà, ormai abbandonata da anni, era a rischio di abbattimento a causa dei pericoli fitosanitari che poteva provocare a tutti i vigneti della zona,in mancanza dei trattamenti  antiparassitari obbligatori. Dopo varie valutazioni, non ultima quella economica,insieme ai servizi comunali, si e’ deciso di procedere ad un primo risanamento generale,e dopo future opere impiantistiche, inserire l’area, per un  uso didattico, nelle pertinenze della fattoria del Mauriziano. L’intento e’ quello di riproporre vari tipi di vecchie coltivazioni della vite,come ad esempio “Maritarla”con alberi di olmo o acero campestre.

Con le uve raccolte si auspica,in collaborazione con esperti,di portare a conoscenza dei piu’ giovani la secolare filiera della produzione del vino ,dell’aceto, del balsamico e, se come promesso da alcune volontarie, dei dolcissimi “Sughi d’uva”.

Una struttura a disposizione delle scuole che a partire dal prossimo anno rappresenterà un laboratorio a cielo aperto dal quale i bambini potranno apprendere i cicli naturali del vino

                                                                                                                      Canova Gian Carlo

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