Inquinamento e salute

Cosa si intende per  inquinamento  dell’aria? 

Ogni modificazione della normale composizione dell’aria atmosferica dovuta alla presenza di sostanze che possono costituire un pericolo per la salute umana e/o per l’ambiente nel suo complesso. Per alcuni inquinanti viene fissato dalla legislazione un  “valore limite”, al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute umana e/o per l’ambiente nel suo complesso. (…..)In generale l’inquinamento ambientale può interessare l’aria, l’acqua, il suolo, gli alimenti ed ha effetti negativi sulla salute degli esseri viventi, sulla vegetazione e sui beni artistici. Gli inquinanti sono in numero  molto elevato, e la legislazione prevede un controllo solo su alcuni, sia per la maggiore facilità di determinazione, sia perché rappresentativi dell’inquinamento complessivo.

Quali sono gli inquinanti che si misurano in una area urbana?

In aree urbane, la legislazione prevede misure di  componenti gassosi (biossido di azoto,  ossido di carbonio, ozono e benzene) e del cosiddetto “particolato”, cioè  particelle solide (aerosol) di dimensioni inferiori a 2.5 micron (1 micron = 1/1000 mm) ed  a 10 micron, chiamate rispettivamente PM2.5 e PM10.

Queste frazioni comprendono anche le particelle ultrafini (particelle con diametro minore di 0.1 micron) e le cosiddette “nanoparticelle” (diametro inferiore a 0.05 micron).

Quali sono le sorgenti di inquinamento atmosferico nelle città?

Traffico, riscaldamento domestico ed impianti industriali (per esempio inceneritori)  sono le tre principali fonti di emissione di inquinanti in atmosfera. Per quanto riguarda le particelle, queste possono essere emesse direttamente dalla sorgenti prima indicate (aerosol primario), oppure formarsi in atmosfera in seguito a reazioni chimiche che avvengono in atmosfera fra composti gassosi (aerosol secondario).  Le particelle che si formano in atmosfera sono principalmente ultrafini, mentre nei processi di combustione si generano particelle in un ampio intervallo dimensionale, da pochi millesimi fino alla decina di micron. I composti gassosi che fungono da precursori per la formazione di aerosol secondario possono essere naturali (terpeni emessi da vegetazione) oppure antropogenici (benzene, ossidi di azoto, biossido di zolfo, ecc.).

Quante particelle inspiriamo in un giorno?

La concentrazione in numero delle particelle presenti nell’aria è notevolmente variabile. Per esemplificare,  in prossimità di una strada ad elevato traffico possono essere presenti fino a 100mila particelle per cm3 di aria. In zone meno inquinate  il numero è dell’ordine di 10mila / cm3.

Assumendo una concentrazione di particelle di 10mila /cm3 ed un volume giornaliero di aria inspirata da una persona  di circa 15 m3 , si ottiene che in un giorno vengono inspirate circa 100 miliardi di particelle.

Tenendo presente la elevata efficienza di deposizione nell’apparato respiratorio di queste particelle,  si può stimare che ogni giorno si deposita nel nostro apparato respiratorio un numero di particelle dell’ordine di diversi miliardi.

Quali sono i fattori che determinano gli effetti  del particolato sulla salute dell’uomo?

I fattori importanti sono: la concentrazione in massa del particolato (PM2.5, PM10), la distribuzione dimensionale dell’aerosol (parametro che fornisce il numero delle particelle in funzione del diametro delle particelle), il numero di particelle della frazione fine ed ultrafine nell’aria che inspiriamo, la composizione chimica delle particelle.

Le particelle ultrafini hanno un elevato rapporto superficie/volume e quindi una maggiore possibilità di adsorbire composti organici pericolosi. Poiché queste particelle hanno inoltre una  elevata probabilità di penetrare e depositarsi nell’apparato respiratorio raggiungendo anche la regione alveolare, se ne deduce che  gli effetti negativi sulla salute sono prevalentemente determinati dalle particelle ultrafini. Studi tossicologici ed epidemiologici evidenziano che la concentrazione in numero delle particelle ultrafini nell’aria è il più importante parametro per valutare gli effetti sulla salute. Queste  particelle, pur essendo in numero largamente prevalente rispetto al numero totale di particelle in un’area urbana (circa 80%), contribuiscono in percentuale trascurabile alla frazione PM10 dell’aerosol presente nell’aria. Per esempio occorrono 4 milioni di particelle con diametro 0.01 micron, per avere la stessa massa di una particella di diametro 20 micron. Se ne deduce pertanto che il parametro utilizzato  per la valutazione della qualità dell’aria basato sulla concentrazione in massa PM10 nell’aria, misurato dalle centraline di monitoraggio,  non è adeguato per monitorare l’inquinamento da aerosol e quindi gli effetti negativi sulla salute. La misura della concentrazione in numero delle particelle,  non  prevista dalla legislazione,  è un parametro molto più significativo.

Cosa si intende per “esposizione personale”?

Gli inquinanti inspirati da una persona possono essere diversi dai valori medi misurati nell’ambiente esterno. Infatti una persona di solito  trascorre  intervalli temporali all’esterno, od in ambienti chiusi quali la casa,  edifici scolastici (inquinamento “indoor”).

Quindi gli effetti sulla salute dipendono dalla durata temporale trascorsa nei vari ambienti e dalla concentrazione degli inquinanti presenti. L’inquinamento “indoor” riveste una grande importanza, perchè è frequentemente più elevato di quello “outdoor”.

Quale è la situazione dell’inquinamento nell’area urbana di Reggio?

Considerando solamente le particelle presenti nell’aria, il Rapporto annuale  dell’Arpa sulla qualità dell’aria della provincia di Reggio  relativo al 2009,  indica nella stazione di Viale Timavo  e di Viale Risorgimento un valore medio annuale per il PM10 di 42 e 31 microgrammi/ m3 di aria, rispettivamente (valore limite annuale per la protezione della salute umana pari a 40 microgrammi/m3 ).  Il numero di superamenti annuali del valore limite di 24 ore per la protezione della salute umana nelle due stazioni è rispettivamente 80 e 43, molto superiore al numero 35 previsto dalla legge. Per il 2010 il numero di superamenti è risultato rispettivamente 84 e 50..

                                      Gianni Santachiara

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Un asino per educare, divertire e curare

Dopo anni di oblio l’asino è ritornato ad attirare nuovi interessi.

Riposta per sempre la preminente funzione di coadiutore del contadino ( anche se, in verità, alcune aziende agricole di grande sensibilità ecologica lo utilizzano ancora in alternativa ai mezzi meccanici) è stato rivalutato negli ultimi anni come importante supporto alla educazione ambientale, al turismo responsabile ed infine alla cura delle disabilità e delle intolleranze alimentari nei neonati. (…..)

La rivalutazione di questo animale, che ha accompagnato per più di 5000 anni la storia dell’uomo, è stata ottenuta attraverso l’azione insistita di alcuni operatori che nell’ultimo decennio hanno reagito con appassionate iniziative di sensibilizzazione e di promozione nelle scuole, nelle feste, nei convegni ed ovunque il messaggio di “resurrezione” poteva suscitare interesse o curiosità.

Fra questi promotori dell’asino, in primissimo piano, c’è stata e c’è tuttora “Aria Aperta”, una azienda ben conosciuta che specie nelle province di Reggio e Modena ha svolto una importante funzione di sostegno alla affermazione dell’asino come “mediatore” per avvicinare i bambini alla natura, gli adulti alla fruizione equilibrata dei beni naturali e genitori alle terapie assistite con gli animali. Fra le varie cose, vi è da evidenziare che l’asino, se conosciuto e se considerato non più come oggetto, strumento, ma come soggetto, ovvero come individuo con capacità emotive e di relazione, può donarci una strada per “guarire” dalle nostre malattie. Curare con l’asino significa sovrapporre le caratteristiche che possiede l’animale con le necessità che l’individuo umano normalmente esprime in un momento di disagio, sia fisico che psicologico e cognitivo. Coinvolto in attività da svolgere con le persone, mediate da operatori qualificati, l’asino può diventare il “trasduttore” ovvero l’elemento che converte le emozioni da una forma negativa ad un’altra, in modo che queste possano essere rielaborate dall’individuo in direzione tendenzialmente positiva.

“Aria Aperta” in questi ultimi anni ha concentrato in modo particolare l’attività nel nostro territorio e riteniamo che ciò possa essere un fatto che può aiutare a creare nuove opportunità per sviluppare un “rispetto” reggiano per l’asino che può portare ad utilizzare in forma utile e gradevole le esperienze accumulate, ossia a poter concepire che gli asinelli possano diventare, in qualche caso, compagni di giochi, di scoperte e di terapie per piccini e grandi della nostra città.

                                                         Edi Righi

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ANCHE LE SPESE MILITARI CRESCONO…..

L’ossessione della “crescita”  non risparmia nemmeno  il Bilancio delle spese militari del nostro paese a prescindere dai governi che se ne alternano alla guida, a tutto vantaggio dei fabbricanti di armi che non risentono mai delle crisi economiche. E’ difficile trovare notizie  su questo argomento, spesso  ignorato con buona pace dell’informazione doverosa ai cittadini che si vedono invece pesantemente taglieggiati i servizi essenziali, come scuola e sanità,  per non parlare della cultura, ecc. 

Riportiamo di seguito un articolo pubblicato dalla rivista “GAIA” , della primavera 2011.(…..)

– Scriveva sul Corriere Arturo Parisi, già ministro della difesa del Governo Prodi e parlamentare Pd: “La campagna del Pd contro le spese militari è pregiudiziale e demagogica”. Ce l’aveva con una copertina dell’Unità “Manovra di guerra” e con l’articolo “Tagliano gli stipendi e comprano armi”. Parisi attacca l’articolo per l’affermazione:” I 71 programmi di armamento sottraggono miliardi al Bilancio dello Stato” e rivendica ciò che l’Unità tace: il Pd, soprattutto con l’ultimo Governo Prodi, ha contribuito all’aumento della spesa militare.

 

PRODI: Più’ 17% nel biennio, 2007-08

Come già ricordato dall’ex sottosegretario alla Difesa Forcieri; “il governo Prodi, in due sole finanziarie di rigore, è riuscito a invertire la caduta libera delle spese per la Difesa che sono aumentate  del 17,2% nel biennio 2007-08”. Nella Finanziaria 2007 era stato introdotto un “Fondo investimenti pluriennali per difesa nazionale” di 1700 milioni di Euro per il 2007, 1550 per il 2008 e 1200 per il 2009. Un “tesoretto” aggiunto al bilancio della Difesa, dato in eredità al governo Berlusconi. Grazie a questo impegno bipartisan, l’Italia si colloca al decimo posto mondiale come spesa militare e al sesto come spesa pro capite, con 30 miliardi di Euro.

 

CACCIA F35: D’ALEMA, BERLUSCONI, PRODI

Emblematica la partecipazione al programma del Caccia F-35 della statunitense Lockheed, che solo ora l’Unità definisce “piano faraonico” ricordando che costa 15 miliardi.

Il primo memorandum di intesa venne firmato al Pentagono nel 1998 dal governo D’Alema; il secondo nel 2002 da Berlusconi; il terzo nel 2007 da Prodi e nel 2009 è stato di nuovo un governo Berlusconi a deliberare l’acquisto di 131 caccia, già deciso da Prodi nel 2006.

Si capisce quindi perché, quando Berlusconi ha annunciato l’acquisto di ben 131 F-345, l’ “opposizione” (Pd e IdV) non si sia opposta.

Eppure già si sapeva che il costo del caccia F-35 era lievitato da 50 a 113 milioni di dollari per aereo; armi per l’Unità “da guerra fredda, destinati a visioni d’attacco in lontani teatri bellici”. Questi armamenti non sono purtroppo “inutili” e le 31 missioni dell’esercito italiano non sono tutte di “peacekeeping. E’ proprio una caratteristica dell’F-35 di colpire con “velocità e da lontano” a spiegare che l’aereo è destinato a guerre di aggressione, in Afghanistan e in quelle “nuove”.

Il giorno dopo l’uscita dell’articolo sull”Unità, la senatrice del Pd Roberta Pinotti, membro della Commissione difesa ha detto di condividere l’impostazione di Parisi, assicurando che i dirigenti del Pd sono “ consapevoli che la Difesa è uno dei compiti fondamentali dello Stato”.

Altro che tagli agli armamenti. –

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SALVARE IL PAESAGGIO E’ UN DOVERE CIVILE

tralcio dell’intervista a Salvatore Settis (1) al quotidiano “La Repubblica” del 3/12/2010 e da “Paesaggio, Costituzione, cemento ” Ed. Einaudi 2010

Art. 9 della Costituzione Italiana “La  Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”

“Il paesaggio è il grande malato d’Italia. Basta affacciarci alla finestra: vedremo villette a schiera, dove ieri c’erano dune, spiagge e pinete… (…..) vedremo boschi e prati e campagne arretrare ogni giorno davanti a mesti condomini, vedremo  coste luminose e verdissime colline divorate… da case incongrue e “palazzi” senz’anima, vedremo gru levarsi minacciose per ogni dove. Vedremo quello che fu il “Bel paese” sommerso da inesorabili colate di cemento… Sempre più spesso sono consegnate a speculatori senza scrupoli le città che furono per secoli il modello d’Europa per l’armonioso innestarsi di ogni nuovo edificio  sul robusto, mirabile tessuto antico, per una cultura urbana diffusa che vietava non alla mano, ma al cuore e all’anima di deturparne la bellezza.

Qualche numero: secondo dati Istat tra il 1990 e il 2005 la superficie agricola utilizzata in Italia, SAU,  si è ridotta di 3 milioni  e 663 ettari, un’area più vasta della somma di Lazio e Abruzzo.: abbiamo così convertito e cementificato in quindici anni, il 17,06 del nostro suolo agricolo.

Il record assoluto  spetta alla Liguria dove la contrazione della SAU raggiunge il 45,55%, seguita dalla Calabria col 26,13%. Ben poco conta il colore politico delle amministrazioni: la “rossa” Emilia – Romagna e la Sicilia “azzurra” registrano la stessa percentuale, 22%; la Toscana governata dal centro sinistra sorpassa  col suo 17,7% il Veneto di Galan e Zaia al 12,32%. Nel dossier WWF sul consumo di suolo in Italia  dal 1956 al 2001, la superficie urbanizzata nel nostro paese è aumentata del 500%… il consumo del suolo ha viaggiato al ritmo  di 244000 ettari l’anno! Ogni giorno in Italia vengono cementati 161 ettari di terreno… ovunque il suolo è considerato potenzialmente edificabile.… il consumo del suo suolo dal 1995 al 2006 ha raggiunto la cifra record di 750000 ettari, poco meno della superficie dell’Umbria.. Nel periodo 1995 – 2006 i Comuni italiani hanno rilasciato in media permessi di costruire per 3, 1 miliardi di metri cubi, pari a 261 milioni di metri cubi  l’anno ….ogni anno si costruiscono mediamente 22,3 metri cubi per abitante, con punte fio a 35,2 metri cubi l’anno per abitante nelle regioni del Nord-Est.. …

…..tutto il territorio nazionale è caratterizzato da una perversa spinta al consumo  indiscriminato del suolo che in un paese come il nostro, il cui territorio è da sempre molto sfruttato, in nessun caso può essere considerato un fenomeno sostenibile…Gravissimi gli effetti sull’ambiente di questa cieca invasione del territorio. Il suolo, si sa, è al centro degli equilibri ambientali: essenziale alla qualità della biomassa vegetale e dunque della catena alimentare, è luogo primario di garanzia della biodiversità, per la qualità delle acque superficiali e profonde, per la regolazione di CO 2 nell’atmosfera.

In Italia vi sono tre paradossi, tre forti elementi di contrasto

1) L’Italia ha da anni il più basso tasso di crescita demografica d’Europa e uno dei più bassi del mondo e, d’altra parte,  il più alto consumo di territorio.

2) L’Italia è fra i pochi paesi al mondo  che abbiano la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale nella propria Costituzione e ha un complesso di leggi organiche che sono fra le migliori al mondo. Eppure continua ogni giorno la selvaggia aggressione del paesaggio, disprezzando le norme o “interpretandole” per piegarle alla speculazione edilizia.

3) L’Italia ha una lunga tradizione civile di riflessione su queste tematiche… eppure nella scuola italiana non si parla quasi mai di paesaggio, di come ripristinarlo, di come restaurarlo…..

Sta di fatto che ogni giorno, sotto gli occhi di milioni di cittadini, poche migliaia di speculatori distruggono il paesaggio italiano. In alcune regioni, soprattutto al Sud  si è andato radicando un diffuso abusivismo.

In altre regioni, specialmente al Nord, i delitti contro il paesaggio si consumano non ignorando le regole, ma modificandole o “interpretandole” con mille artifizi, perché siano al servizio non del pubblico bene, ma del “partito del cemento”, invadente e trasversale..

Come mai, di fronte a un processo che abbiamo sommariamente descritto destinato a devastare il paesaggio e dunque  a danneggiare i cittadini le prese di posizione  dei partiti di destra e di sinistra sono sostanzialmente assenti e differiscono così poco fra loro?

1) Nel 2001 il ministro Tremonti ha varato la legge che detassa il reddito d’impresa se si investe in capannoni industriali; si spiega cosi il proliferare di capannoni che sfigurano il paesaggio pedemontano , ma anche altri in tutta Italia.

2) Un altro potente fattore di devastazione del paesaggio è stata l’abrogazione di quella parte della legge Bucalossi del 1977 che imponeva a chi costruiva di contribuire i costi che il Comune avrebbe sopportato per gli allacciamenti di luce, gas e acqua, per le strade e le fogne. Dal 2001, ultimi giorni del governo Amato, quei soldi che il privato paga finiscono nel bilancio del Comune che li usa come crede. La conseguenza è stata che i Comuni, strizzati dal calo dei finanziamenti statali  e poi dall’abolizione dell’ICI, sono stati spinti a far cassa concedendo quante più licenze possibili. Hanno venduto suolo senza altra logica che quella di tenere in piedi i bilanci. Poi ci si mettono i condoni e il ‘piano casa”….

E così è saltato l’equilibrio fra città e campagna che è stata invasa dalla città, ma non è diventata città e non è più campagna. Si è posto il mercato al di sopra di ogni altro valore e lo spazio sociale che era carico di senso è stato travolto dal meccanismo consumistico di una violenta rottamazione, è diventato esso stesso una merce, vale non perché possiamo viverlo, ma solo in quanto può essere occupato, prezzato, cannibalizzato.

Questo degrado è parte di un degrado che investe le regole del vivere comune.

E l’opposizione cresce. Ovunque crescono comitati di cittadini che scavalcano la mediazione dei partiti, acquistano competenze, manifestano, vanno al TAR e vincono.

… “Di dove viene che comunemente si dice che l’Italia affina i cervelli?”, si chiedeva nei “Dialoghi historici” del 1665 Gregorio Leti. La domanda contiene in sé la risposta: a quella data si era già diffusa fra gli europei più colti l’idea che la mescolanza di bellezze naturali e d’arte offerta dall’Italia non abbia pari; perciò  nessuna educazione del cuore e della mente era completa se non comprendeva anche il “Gran Tour”.

Rovine romane, città turrite, colline coronate da cipressi, cattedrali urbane e pievi solitarie, aspri monti e  pianure feconde, già allora venivano viste come tessere di un solo armonioso mosaico, che era lo stesso del Mantegna e di Raffaello, dell’opera lirica, di Bernini e Borromini, delle antiche università e delle biblioteche ricche di tesori, di Petrarca e del Tasso…..

Il carattere del paesaggio italiano, già in quel tempo era causa e fattore di unità culturale della Penisola. Per tutto l’ottocento, viaggiare in Italia, anzi “Voir l’Italie e muorir”, fu davvero la parola d’ordine  per gli “oltremontani”.

E’ dal primo Novecento che qualcosa si spezza…. Si estende il nuovo paesaggio industriale,…la fabbrica condiziona la città… la nuova tecnologia ne fa un dispositivo finalizzato alla produzione. L’antico habitat, col suo prodigioso equilibrio fra natura e cultura, dà luogo a nuove modalità del vivere entro spazi sempre più alieni a chi li abita…….

Solo la diffusa consapevolezza dei cittadini non-addetti-ai-lavori può innescare un processo di presa di coscienza delle conseguenze di lungo periodo di questa foga cieca e distruttrice…. “.

(1) Salvatore Settis, una delle più autorevoli personalità che si batte in Italia contro il degrado del paesaggio e dei nostri Beni culturali,  è storico dell’arte, archeologo, Direttore del Getty Research Institute di Los Angeles, poi della Normale di Pisa, ha ora la Càtedra del Prado; membro di varie Accademie. Collabora a “Repubblica” e a “Il sole 24 ore”, autore di numerose pubblicazioni, fra cui “Battaglie senza eroi. I beni culturali tra istituzione e profitto. – Electa.

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SI’ AI REFERENDUM DEL 12 E 13 GIUGNO

Non sappiamo ancora se il 12 e 13 giugno si terranno i referendum contro la privatizzazione dell’acqua e contro la scelta della tecnologia nucleare per produrre energia elettrica.

Nel caso in cui i referendum venissero confermati, l’Associazione Il Gabbiano sostiene il Si’ ai 2 quesiti relativi all’acqua ed al terzo contro la realizzazione di impianti per la produzione di energia nucleare.

Il significato e soprattutto il valore (…..) concreto che questi referendum assumono per la vita degli esseri viventi è molto chiaro. La privatizzazione della gestione dell’acqua renderebbe questo alimento, libero in natura e necessario come l’aria, soggetto alla mercificazione. Non intendiamo togliere legittimità al profitto ottenuto con la invenzione e creazione di nuove imprese, ma l’acqua è un bene sociale il cui valore non può ricondursi alle convenienze degli investitori privati per determinare il suo prezzo.

Per la produzione di energia elettrica attraverso impianti nucleari si rischia  la perdita di controllo dell’energia atomica. Le tre grandi catastrofi accadute con l’uso  pacifico dell’atomo, la prima negli USA, la seconda quando c’era ancora l’Unione Sovietica, la terza in Giappone nel 2011, hanno provocato una contaminazione radioattiva dell’ambiente e delle conseguenze mostruose sulla salute degli esseri umani.

I quesiti referendari pongono al popolo italiano delle precise opzioni su questioni di grande importanza.

Il Governo Berlusconi di fronte agli ultimi sondaggi che davano al 60% la partecipazione al referendum, ha pensato bene di farli saltare con un primo emendamento per cassare la normativa che prevedeva la costruzione di centrali nucleari in Italia. Sulla privatizzazione dell’acqua c’è stata una dichiarazione del Ministro competente che va nella stessa direzione. Non sono soluzioni dei problemi ma solo il loro rinvio. Noi non siamo affatto certi che gli emendamenti governativi, se approvati dai due rami del parlamento, possano bastare a scongiurare il referendum. La decisione è di pertinenza della Corte di Cassazione però sappiamo già che la disciplina giuridica in materia, prevede che le norme atte a scongiurare i referendum debbano risolvere e non rinviare la soluzione dei problemi.

L’iniziativa del Governo è un gioco evidente per evitare che su materie così importanti si potesse esprimere il popolo italiano, una “turbata” che non scalfisce, anzi se possibile la rafforza, la volontà delle molte centinaia di migliaia di cittadini che hanno sottoscritto la richiesta di referendum.

Gianfranco Riccò

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L’ORTO AL MAURIZIANO: PARTE DELLA RETE NAZIONALE DEGLI ORTI DI PACE

L’orto urbano è stato scoperto e valorizzato già da diversi anni, nel governo della società complessa, da parte di amministratori di diverse città, dagli USA, all’Europa ed ora anche in Italia.

Senza ricorrere all’esempio limite di Cuba, dove l’orto urbano è stato utilizzato come mezzo di sostentamento per fronteggiare l’embargo, basta guardare  all’esperienza delle periferie di tante città dell’Est Coast USA o alla grande esperienza di Detroit (Canada), città dell’auto per antonomasia, (…..) dove un coraggioso sindaco ha fatto convertire  ad orti urbani le periferie delle città, già collassate per lo sprawl e il conseguente collasso del sistema di mobilità e cadute in mano alla criminalità organizzata.

L’orto urbano non solo come orto, ma come orto-giardino (lo insegna la permacoltura) dove possa valorizzare le proprie energie chi è vittima della crisi economica italiano e non.

L’orto urbano  come strumento di impiego di energie da  canalizzare  in senso positivo e  per incrementare quella socialità che  può dare speranza  a chi non ne ha o si sente isolato, per chi sopravvive  o magari  vive di esperienze negative. Sono esempi tratti da esperienze reali.

L’orto non solo per chi è in pensione, ma anche per gli adulti, per i bambini e i ragazzi.

Qui, in Italia, a Cesena, già da tempo si lavora sul tema delle fattorie didattiche e dal 2004, ogni anno si organizza un  convegno sugli “Orti urbani di pace” a cui partecipano nomi di grande rilievo.(1). Gli “Orti di pace” sono divenuti un associazione che offre la possibilità di mettere di condividere le conoscenze degli orti scolastici biologici, giardini della biodiversità.

Perché non realizzare anche a Reggio Emilia un progetto simile e incrementare le realtà di orti già esistenti e consolidati . Creare cioé una rete di ORTI – GIARDINI, magari sotto il coordinamento di un esperto di arredo rubano, non solo nelle scuole, ma anche negli spazi urbani inutilizzati o nelle aree e nelle periferie degradate, per una  produzione  di prodotti a filiera corta, oggi più che mai tema  attuale per ridurre costi e inquinamento da trasporto.

In fondo, pensiamoci bene, oggi  che si parla  tanto di territorialità, perché   rifornire le mense dei nostri asili e scuole dell’infanzia con frutta e verdura che magari  provengono  da  centinaia di chilometri  e non invece da prodotti coltivati  a chilometro zero?

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L’Orto dell’Ariosto

Con il fine di valorizzare il legame tra ambienti naturali e letteratura sono stati istituiti, in diverse regioni italiane,  parchi letterari e culturali. Aree di territorio nelle quali è possibile compiere itinerari attraverso i luoghi celebrati dai nostri più grandi autori, romanzieri e poeti, seguendo gli scenari e le suggestioni da cui questi trassero ispirazione.

E’ nato così , nel 2007 il PAB “Parco culturale dell’Ariosto e del Boiardo”.  Un progetto , (…..) voluto dalla Provincia di Reggio Emilia, in collaborazione con i Comuni di Reggio Emilia, Scandiano, Canossa e Albinea e con il sostegno della Regione Emilia Romagna,

sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le attività culturali. Un Parco ideale e al contempo concreto, materiale, fattuale, per interconnettere i luoghi della provincia reggiana che vantano legami con la vita e l’opera dei due autori dell’Orlando innamorato e dell’Orlando furioso, riunendoli

virtualmente in un unico ampio spazio mentale. Così che quel genius loci di cui ancora la fisicità dei luoghi è impregnata possa rianimarsi e trovare vigore.

I luoghi inseriti nel PAB sono: Case Malaguzzi – Reggio Emilia, Parco di Cittadella (Oggi Giardini Pubblici) – Reggio Emilia, Il Mauriziano – loc. San Maurizio – Reggio Emilia, La Rocca – Scandiano, Il Tresinaro – Scandiano, Villa Torricella – Ventoso di Scandiano, Chiesa di S.Maria dell’Uliveto – Montericco di Albinea, Monte Jaco -Albinea, Il Castello di Matilde – Canossa.

Il tuo Maurician sempre vagheggio,

la bella stanza, il Rodano vicino,

da le Naiade amato ombroso seggio,

il lucido vivaio, onde il giardino

si cinge intorno, il fresco rio che corre

rigando l’erbe, ove poi fa il molino…”

Satira IV (vv. 118-123)

Al Mauriziano, i versi del Poeta creano un paesaggio concreto, reale, molto presente agli occhi e al cuore di chi scrive, invitante alla serenità e alla pace.

I documenti dell’archivio della famiglia Malaguzzi, conservati nell’Archivio di Stato di Reggio Emilia, ricordano, tra l’altro, proprio il mulino azionato dalle acque del torrente Rodano e la peschiera. Il territorio che circonda il Mauriziano è dunque ricco di elementi naturali e rimangono ancora i segni dell’antico assetto, incentrato particolarmente intorno al Rodano e al rio Ariolo, che fiancheggia il Mauriziano . Nel loro complesso queste aree, in un unico con il Mauriziano, rappresentano un laboratorio a cielo aperto per l’animazione ambientale e gli studi didattici .

Sia la precedente che l’attuale amministrazione hanno istituito dei Gruppi di Lavoro

allo scopo di valorizzare e rivitalizzare l’intera zona e renderle quella importanza, per storia e cultura, che le spetta. In particolare la casa colonica, (abitata da una famiglia di agricoltori fino al 1985) si può prestare a sviluppare attività ed esperienze di educazione ambientale e di educazione alla creatività.

Per questo ero stato incaricato dalla Amministrazione Comunale di Reggio Emilia di stilare un progetto di massima. Il progetto, redatto assieme a Giovanna Boiardi e Daniela Mordacci  , ristrutturava filologicamente l’edificio rispettando la tipologia tipica delle case coloniche reggiane e  ne individuava nuovi usi. Spazi per attività didattiche rivolte ai bambini e ragazzi, spazi aperti alle famiglie e ai cittadini.

Un luogo dove potrebbero essere esemplificate e messe in opera varie metodologie di risparmio energetico, quali pannelli solari e fotovoltaici, centralina idroelettrica, per la produzione di acqua calda e luce, forni solari per la cottura dei cibi.

Ma tornando all’Ariosto,  nella satira III che l’autore invia al cugino Annibale Malaguzzi ci colpisce una citazione ,una nota domestica:

 In casa mia, mi sa meglio una rapa

Ch’io cuoca, et cotta s’un stecco me inforco

Et mondo et spargo poi di acetto et sapa

Che all’altrui mensa tordo starna o porco

Selvaggio, et così sotto una vil coltre

Come di seta o d’oro ben mi corco.”

E’ probabilmente ricordando quella rapa che da tre anni  il Gabbiano organizza nel mese di maggio: ” Nell’orto con l’Ariosto”, sagra degli orti, delle erbe dei campi, delle erbe officinali e delle erbarie; festa degli asini e del turismo lento; mostra mercato di prodotti eno-gastronomici biologici tipici e dimenticati.Una festa per salutare l’arrivo della primavera. Una festa dell’attesa. Una festa che aspettando, si realizzi la fattoria di animazione punta almeno a zappare un orto, un orto come poteva presentarsi al tempo dell’Ariosto, una sorta di archeologia arborea con le antiche varietà che popolavano gli orti di Europa prima della scoperta dell’America . Ed assieme un altro orto didattico dove imparare a fare da sé le sementi dei propri ortaggi e cereali  come era ancora pratica comune e diffusa prima degli anni 1950. Quel saper fare e, con esso, il potere dei contadini sulla produzione e riproduzione del proprio cibo e dei propri prodotti che è venuto a meno nel giro di trent’anni. Basta davvero il silenzio di una generazione perché la memoria sociale si interrompa e la trama della cultura cominci a sfilacciarsi. Un’orto biologico , un grande laboratorio all’aperto che non richiede però grandi spazi, costose tecnologie ed insostenibili risorse finanziarie; un laboratorio verde che nasce giorno dopo giorno dal lavoro della gente, dove ogni gesto può essere fonte di riflessioni, ricerche e sperimentazioni : dalla lavorazione del terreno alla semina, dalla concimazione alla pacciamatura, dalla raccolta dei frutti al loro ritorno alla terra come nuovo concime.

Vitaliano Biondi, architetto, curatore del PAB, Parco Culturale dell’Ariosto e del Boiardo

ORTO Ariosto

LA TERRA NON E’ INFINITA

Articolo di Leonardo Boff – 2006 (1)

L’espressione “sviluppo sostenibile”  usata per la prima volta nel 1972 nel rapporto Brundtlend dell’ONU, è stata adottata da tutti gli organismi internazionali e dai governi di tutto il mondo.

Tuttavia, fin dall’inizio è stata oggetto di critiche per la contraddizione fra i due termini che la compongono. La categoria di sviluppo  viene dall’economia reale, quella capitalista, l’economia basata sui mercati, oggi su scala mondiale. La logica interna di  questa economia è lo sfruttamento illimitato di tutte le risorse terrestri per raggiungere tre obiettivi (…..)  fondamentali: aumentare la produzione, espandere il consumo e generare ricchezza.

Questa logica implica un lento ma progressivo esaurimento delle risorse naturali, la devastazione dell’ecosistema e una considerevole estinzione delle specie nell’ordine di 3.000 l’anno, dieci volte in più rispetto al normale processo evolutivo. In termini sociali crea disuguaglianze crescenti  poiché sostituisce la cooperazione  e la solidarietà con una concorrenza feroce. Oltre la metà degli essere umani vive in miseria.

Questo modello presuppone la credenza in due infiniti. Il primo presuppone  che la Terra possieda risorse illimitate; il secondo che la crescita economica possa essere infinita. I due infiniti sono illusori. La Terra non è infinita, poiché è un pianeta piccolo, con risorse limitate, molte delle quali non rinnovabili. Oggi ci rendiamo conto che il pianeta Terra non sopporta pìù la voracità e la violenza di questo modo di produzione e di consumo. Il paradigma utilitaristico, devastatore e consumista imperante produce un tasso di iniquità ecologica e sociale insopportabile per la Terra.

La soluzione va trovata  in un nuovo paradigma di convivenza fra Natura, Terra e Umanità che garantisca la centralità della vita, mantenga la sua diversità naturale e culturale  e garantisca  il sostrato fisico, chimico ed ecologico per la perpetuazione  e l’ulteriore evoluzione.

E’ qui che si inserisce la questione dell’etica.. Oggi, come mai prima nella storia del pensiero, la parola ethos, nella sua accezione originale, ha acquisito attualità. Ethos, in greco, significa dimora umana, lo spazio di natura che riserviamo, organizziamo e curiamo per farne il nostro habitat.

Ethos è la casa comune, il pianeta Terra. Di conseguenza abbiamo bisogno di un ethos planetario.

Il fondamento di  questa nuova etica  è esposto in due documenti.

Il primo, la Carta della Terra, è internazionale  e venne assunto dall’Unesco nel 2000. Il secondo è stato approvato nel 2002 dai ministri dell’ambiente latino-americani e si intitola “Manifesto per la vita. Per un’Etica della Sostenibilità”.

Lo scenario di fondo è ben espresso nell’introduzione della Carta:”Le basi della sicurezza globale sono minacciate. La situazione è tanto urgente che obbliga l’umanità  a scegliere il suo futuro. L’opzione è formare un’alleanza globale per prendersi cura della Terra e gli uni degli altri “.

La nuova etica deve nascere da una nuova ottica, ossia: “L’umanità è parte di un vasto universo in evoluzione; la Terra, nostra dimora, è una comunità di vita unica. La Terra offre condizioni essenziali per l’evoluzione della vita; ciascuno condivide la responsabilità per il presente e per il futuro… La Terra, la vita e l’umanità sono espressioni dello stesso e immenso processo evolutivo  iniziato tredicimila milioni di anni fa e formano un’unica realtà complessa e diversificata.

La missione dell’essere umano, come portatore di coscienza, intelligenza, volontà e amore, è prendersi cura della Terra, essere il giardiniere di questo splendido giardino dell’Eden.

Questa missione deve essere risvegliata perché la Terra, la vita e l’Umanità sono malate e minacciate nella loro integrità.. Il risultato di questa etica è quello che ricerchiamo di più in questi tempi: la pace. Nella definizione che ne dà la Carta, la pace è “pienezza creata  mediante relazioni corrette con se stessi, le altre persone, le altre culture; le altre forme di vita, la Terra e con il TUTTO di cui siamo parte”.

   Leonardo Boff – 2006

Teologo e scrittore  e membro della Commissione internazionale per la Carta della Terra; esponente della “Teologia della liberazione” in America Latina. Fra i numerosi suoi scritti segnaliamo: Il creato in una carezza. Cittadella editrice.

Leonardo Boff

Contro la guerra in Libia, contro tutte le guerre

Agosto 2011

Ancora una volta l’Italia ha scelto la guerra. Oggi la guerra è “contro Gheddafi” e ci viene presentata, ancora una volta, come umanitaria, inevitabile, necessaria.Nessuna guerra può essere umanitaria. La guerra è sempre stata distruzione di pezzi di umanità, uccisione di nostri simili. “La guerra umanitaria” è la più disgustosa menzogna per giustificare la guerra: ogni guerra è un crimine contro l’umanità. (…..)

Nessuna guerra è inevitabile. Le guerre appaiono alla fine inevitabili solo quando non si è fatto nulla per prevenirle. Se i governanti si impegnassero a costruire rapporti di rispetto, di equità, di solidarietà reciproca tra i popoli e gli Stati, se perseguissero politiche di disarmo e di dialogo, le situazioni di crisi potrebbero essere risolte escludendo il ricorso alla forza. Non è stato questo il caso della Libia: i nostri governanti, gli stessi che ora indicano la guerra come necessità, fino a poche settimane fa hanno finanziato e sostenuto il dittatore Gheddafi e le sue continue violazioni dei diritti umani dei propri cittadini e dei migranti che attraversano il paese. Nessuna guerra è necessaria.

La guerra à sempre una scelta, non una necessità. E’ la scelta disumana, criminosa e assurda di uccidere che esalta la violenza, la diffonde, la amplifica. E’ la scelta dei peggiori tra gli esseri umani.

Ai governanti che vedono la guerra come unica risposta ai problemi del mondo, rivolgiamo di nuovo l’appello del 1955 di Bertrand Russel e Albert Einstein nel loro Manifesto: “Questo dunque è il problema che vi presentiamo, netto, terribile e inevitabile: dobbiamo porre fine alla razza umana oppure l’umanità dovrà rinunciare alla guerra?”

Come ha scritto il grande storico statunitense Howard Zinn: “Ricordo Einstein che in risposta ai tentativi di “umanizzare le regole della guerra disse: “La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire”.

Questa profonda verità va ribadita continuamente; che queste parole si imprimano nelle nostre menti, che si diffondano ad altri, fino a diventare un mantra ripetuto in tutto il mondo, che il loro suono si faccia assordante e infine sommerga il rumore dei fucili, dei razzi e degli aerei”.

Emergency è contro la guerra, contro tutte le guerre. Ce lo impongono la nostra esperienza, la nostra etica e la nostra cultura, la nostra umanità prima ancora che la nostra Costituzione.

Gino Strada

Gino Strada è un chirurgo italiano fondatore, nel 1994 con un gruppo di colleghi e assieme alla moglie Teresa Sarti dell’ONG italiana EMERGENCY. un’associazione umanitaria internazionale per la riabilitazione delle vittime di guerra che a tutt’oggi ha assistito quasi 4 milioni di pazienti. Nel 2001 vince il premio Colombe d’oro per la Pace assegnato dall’Archivio disarmo a personalità distintesi in campo internazionale. Nel 2006 durate la elezione del Presidente della Repubblica è stato votato nei primi tre scrutini. Nel 2009 muore la moglie Teresa e le succede la figlia Cecilia Strada nel ruolo di presidente di Emergency. In Italia ha assunto negli anni posizioni critiche nei confronti dei governi guidati da D’Alema, Prodi, Berlusconi per le loro scelte a sostegno della guerra, per la partecipazione dell’Italia a diversi conflitti recenti, per l’aumento continuo delle spese militari, per le politiche sull’immigrazione e i respingimenti.

Noi vogliamo sapere quanto lucrano aziende come la Finmeccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l’Alenia aeronautica. Ma anche quanto lucrano le banche in tutto questo. E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all’estero. Ricordiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di Euro.

libia guerra

Alex Zanotelli (1)

Il padre comboniano interviene nel dibattito culturale e politico della crisi economica, puntando il dito sulla responsabilità della politica. (Agosto 2011)

“In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria che ci costerà 20 miliardi di Euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul bilancio della Difesa. (…..)

E’ mai possibile che in questo paese nel 2010 si spendano per la Difesa ben 27 miliardi di Euro?

E’ mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per l’attuale manovra finanziaria invece di farli pagare ai cittadini?

Ma ai 27 miliardi del Bilancio della Difesa 2010 dobbiamo aggiungere la decisione del Governo, approvata dal Parlamento di spendere, nei prossimi anni, altri 17 miliardi di Euro per acquistare 131 cacciabombardieri F 35.

Se sommiamo questi soldi vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013.

Potremmo recuperare questi soldi semplicemente tagliando le spese militari.

A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma :

“L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA COME STRUMENTO PER RISOLVERE LE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI…”

Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta, né in Afghanistan, né in Libia. E le folli somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI.

E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di Euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali?

Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte?

E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di Euro al giorno?

Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni?

La guerra in Libia ci è costata finora 7OO milioni di Euro!

Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenete commesse di armi e di sistemi d’armi.

(1) Alex Zanotelli, è l’ispiratore di diversi movimenti italiani tesi a creare condizioni di pace e di giustizia sociale. Missionario in Sudan. Dirige “Nigrizia”. Fonda la rete di Lilliput. Di nuovo missionario in Kenia. Ritorna in Italia dove, a Napoli, vive e opera nel rione Sanità, uno dei simboli del degrado sociale del nostro paese. E’ autore di numerose pubblicazioni

Alex Zanotelli